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CONOSCERE E GESTIRE LO STRESS: A COLLOQUIO CON L’ESPERTO

20/04/2011

Parliamo di stress con il dottor Massimo Ulderico De Martino, endocrinologo e andrologo che da anni si interessa della regolazione ormonale legata allo stress e delle patologie a esso legate.

Che cos'è lo stress? Qual è la corretta definizione medico-scientifica di un termine ormai diventato di uso comune?

La definizione che ritengo più corretta e adatta a questo particolare momento storico è: “lo stress è la condizione in cui l'equilibrio di un individuo viene alterato, minacciato o percepito come se fosse in pericolo”. La componente soggettiva gioca un ruolo molto importante: la percezione individuale può trasformare in motivo di stress anche un evento innocuo o non necessariamente negativo.

L'attenzione alle componenti emotive e psicologiche dello stress è cosa relativamente recente.

Sì, è emersa nel corso degli ultimi dieci, quindici anni. La prima definizione di stress risale al 1936 e agli studi del dottor Hans Selye sulla cosiddetta “sindrome di adattamento generale” o, appunto, “sindrome da stress”. Lo stress è la risposta biologica alle sollecitazioni ambientali, un adattamento fisiologico - e indispensabile - per rispondere alle stimolazioni esterne (i cosiddetti stressors) che modificano l'omeostasi, l'equilibrio che permette all'organismo di sopravvivere. Il sistema dello stress entra in funzione per mantenere tale equilibrio, attraverso una serie di modificazioni fisiche e psichiche.

Può darci qualche esempio di stressor?

Gli stressors sono tutti quegli elementi di disturbo che, continuamente, minacciano l'omeostasi. Possono essere forze esterne o interne all'organismo e variare dalle situazioni più semplici e quotidiane (come ad esempio l'attraversare la strada) a eventi traumatici come un lutto o una separazione.

Come si manifesta lo stress? Quali sono i sintomi?

Il sistema dello stress è rappresentato dalla sinergia tra sistema nervoso autonomo e sistema endocrino, che “in concerto” fra loro coordinano la risposta dell'organismo ogni qual volta uno stressor ecceda la soglia limite. In situazioni di stress, il sistema endocrino incrementa la produzione e la secrezione di determinati ormoni: l'ormone di rilascio della corticotropina (CRH), il cortisolo e le catecolamine (adrenalina e noradrenalina). Da qui derivano sintomi come tachicardia e palpitazione. Il sistema neurovegetativo agisce soprattutto sull'apparato digerente, che, con i suoi miliardi di neuroni e terminazioni nervose, è il nostro secondo cervello: possono così insorgere disturbi a livello del colon, come diarrea, gastrite, ulcera peptica o rallentato svuotamento gastrico. Se poi l'esposizione allo stress è prolungata ed eccessiva possono comparire anche ipertensione arteriosa e danni al sistema cardiocircolatorio. Alla lunga, il cortisolo provoca un aumento dei livelli di glicemia, rallenta il metabolismo e favorisce il consumo proteico riducendo la massa muscolare. Inoltre indebolisce il sistema immunitario. Anche le funzioni cognitive possono risentire dello stress, con problemi a livello della memoria, della concentrazione e una ridotta capacità nel problem solving.

Ci sono differenze di genere nella capacità di sopportazione e gestione dello stress? Uomini e donne lo affrontano in modo diverso?

No, non direi. La capacità di gestire lo stress è legata a caratteristiche personali e caratteriali, che non dipendono dal sesso. Conta invece il sapersi relazionare in modo efficace all'ambiente, pensare e agire con razionalità. E soprattutto è necessario conoscersi, essere consci di come si è fatti, delle proprie caratteristiche e in base a queste regolare il proprio comportamento.

È possibile tenere a bada lo stress prima che sfoci in patologia? Ci sono delle tecniche per gestire lo stress a cui tutti possono ricorrere?

La regola fondamentale è mantenere (o ritrovare) il contatto con se stessi, avere una visione chiara del proprio stato fisico e mentale. Bisogna sapersi ascoltare, rispettare il proprio corpo, di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Vuol dire mantenere uno stile di vita sano, curare l'alimentazione, sapersi dare delle pause. E poi muoversi, muoversi il più possibile: così aumentano endorfine, serotonina e il tono dell'umore. Spostare l'attenzione dalla mente alle gambe serve a scaricare la tensione e tenere a bada lo stress. Io consiglio anche meditazione e yoga, che aiutano a sgombrare la mente e a concentrarsi sul corpo.

Quando è consigliabile rivolgersi al medico? Basta il medico curante o è meglio rivolgersi direttamente a uno specialista? Ci sono delle figure mediche che più e meglio di altre possono occuparsi di stress?

È innanzitutto necessario che un individuo si consideri “stressato” in maniera patologica. Ma è difficile che i pazienti si rivolgano al medico perché si sentono stressati, a meno che i sintomi non siano tali da compromettere lo svolgimento delle attività quotidiane o il disagio psicofisico abbia raggiunto un livello molto elevato. È quindi compito di tutte le figure sanitarie significative rivestire il ruolo di educatori, spiegando, con un linguaggio semplice e comprensibile, ciò che succede all'organismo nelle fasi di stress, e successivamente insegnare ai pazienti come gestire le piccole e grandi sfide della vita prima ancora che compaiano i sintomi dello stress. Il primo a dovere e potere intervenire è il medico di base: a lui spetta inquadrare la situazione e, se è il caso, indirizzare il paziente a un centro specialistico, dove lavora un'équipe composta di medici (endocrinologi, cardiologi, internisti, psichiatri) e di psicologi. Ovviamente, tutti i professionisti devono essere competenti dei meccanismi fisiologici che regolano lo stress e, aggiungerei, devono possedere particolari doti di empatia. Negli ultimi anni sta crescendo sempre più l'interesse verso la branca della psiconeuroendocrinologia e delle patologie legate allo stress, ma purtroppo sono ancora pochi i centri che possono fornire un servizio completo in tal senso. A mio avviso sarebbe molto utile sia per i pazienti che per i colleghi di medicina generale poter accedere a un centro multidisciplinare dove siano riuniti professionisti esperti in questo settore.






  

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