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L'insonnia, un nemico da battere

31/10/2011

L'insonnia, un nemico da battere Il sonno ed i suoi disturbi hanno trovato un adeguato approccio nelle Prime Linee Guida Italiane per la Gestione Diagnostica e Terapeutica dell’Insonnia, realizzate dall'Associazione Italiana di Medicina del Sonno in collaborazione con i medici di medicina generale.
Le linee guida si propongono di affrontare le problematiche legate al sonno ella gestione dei disturbi del dormire, patologia importante perché condiziona gravemente la qualità della vita di tutti i giorni, perché è più frequente di quanto si pensi tra la popolazione e perché spesso si presenta in concomitanza con altre patologie.

“L'Associazione Italiana di Medicina del Sonno conferma il suo impegno nato nel 2000 con il Progetto Morfeo e la Giornata del Dormiresano, ed ha elaborato con i medici di medicina generale – dichiara il Prof. Luigi Ferini- A.I.M.S. e Direttore del Centro di Medicina del Sonno dell’Ospedale San Raffaele di Milano) - le Linee Guida per la gestione dell’insonnia, patologia che deve essere diagnosticata dal Medico di famiglia, che non deve essere autogestita dal paziente, che richiede sempre un trattamento adeguato, specie quando associata a malattie concomitanti.
L’insonnia è una realtà registrata dagli studi Morfeo 1 e 2, indagini nazionali condotte dall’A.I.M.S., che hanno dimostrano che il 67,1% degli insonni accusa disturbi cardiovascolari (vs il 21,3% dei non insonni) e che il 70% degli insonni con ripercussioni negative sulla funzionalità diurna, mostra sintomi depressivi.” Lo Studio Morfeo 2 ha confermato l'importanza del fattore insonnia nel condizionare pesantemente la qualità della vita: l’80% degli insonni presenta almeno un sintomo diurno, il 60% si sente teso, irritato e depresso a causa della carenza di sonno, il 46% ha difficoltà di concentrazione e di memoria il giorno successivo.
Non solo: l’insonnia può anche influenzare altre malattie concomitanti del sistema cardiocircolatorio; ad esempio, un’elevata frequenza di complicanze cardiovascolari si verifica durante il sonno o di prima mattina. “Nel 39% dei casi di pazienti con infarto miocardico si era registrata un’insonnia precedente l’evento cardiaco - conferma il Prof. Gianfranco Parati (Professore Associato di Medicina Interna-Università di Milano, Primario di Cardiologia-Ospedale S. Luca Istituto Auxologico-Milano).Trattare l’insonnia è un passo importante per ottenere un miglior controllo della pressione arteriosa nei pazienti ipertesi. Il paziente cardiopatico deve essere diagnosticato ed assistito anche durante il sonno e non solo da sveglio”.
E ancora: l’insonnia si conferma anche come causa o conseguenza di problemi psichiatrici. Se un sonno ristoratore condiziona il successo in termini di umore, allerta, energia, produttività, salute generale e longevità, nelle persone depresse un sonno poco ristoratore si accompagna a perdita di interessi (27%), astenia (38%); il 76% dei depressi trattati con sintomi residui di insonnia hanno una ricaduta entro 10 mesi dal trattamento contro il 25% dei pazienti senza sintomi residui.
“E’ importante sensibilizzare gli Italiani a non trascurare i disturbi del sonno in quanto comportano gravi ripercussioni sulla salute, sul tono dell’umore e sulla qualità della vita. – sottolinea il Dott. Manrico Guerra (Segretario Provinciale della Società Italiana di Medicina Generale di Parma). Se si soffre di insonnia bisogna parlarne con il proprio medico, figura chiave che grazie alle nuove linee guida può meglio diagnosticare e trattare l’insonnia, seguendo un semplice dodecalogo creato in collaborazione con l’A.I.M.S. La diagnosi da parte del medico di medicina generale, deve essere effettuata quando il paziente si lamenta spontaneamente, l’insonnia va trattata sebbene non espressamente richiesto e deve essere sempre ricercata e curata in concomitanza con patologie psichiatriche e internistiche ”.
“L’insonnia è una patologia che deve essere curata anche in presenza di disturbi dell’umore o cardiaci: è importante che i pazienti siano consapevoli che esistono terapie che hanno un ridotto rischio di dipendenza e/o di ripercussioni diurne. Come suggerito dalle Linee Guida, gli ipnotici non benzodiazepinici sono da preferire alle benzodiazepine nella terapia dell’insonnia” - sottolinea il Prof. Alessandro Rossi (Professore Ordinario di Psichiatria – Università degli Studi de L’Aquila).
Comunque l’impiego di farmaci deve essere sempre monitorato per valutarne l’efficacia e la tollerabilità. Questo vale soprattutto in caso di concomitante depressione, nel qual caso è indispensabile, se l’insonnia persiste dopo 4 settimane di trattamento, rivalutare la diagnosi e la terapia.




  

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